GIORGIO ORTONA

Antologia critica

Roberta Tosi
EOLIè 23 - Arte, Letteratura e Società
Lipari, 2023


La Felicità era il mio destino
«Ti amavo. Ti amo. Ti amerò. Non basta la carne per nascere. Occorre anche questa parola» Lo aveva scritto Bobin, pensando al santo di Assisi, ma ogni artista sa quanto questo sia vero. Cosi per Bogoni, così per Giorgio Ortona e la sua cura puntuale, musicale, intima in ciò che non si coglie a un primo sguardo. La sua arte rifugge dagli incontri fugaci poiché ne avverte l'inganno e la fissità. Originario di Tripoli ma romano da sempre, Ortona apre all'opera entrandovi con tutto se stesso, accedendo a una scansione compositiva che lo percepisce, nel medesimo tempo, artefice e strumento. La felicità vibra cosi in quel gesto attento, nello sfavillio del colore che ogni volta varca un accesso nuovo al reale, colto nel disfarsi e apparire delle sue architetture, nei corpi fissati in un tempo che sa di nostalgia e futuro, intuita in dettagli che richiamano sogni o desideri da sempre cercati. E nelle sue vedute, nella rifrazione della luce, nell'apparente casuale quotidianità, cogli la maestria di una riconoscenza che gli giunge da lontano, in quel maestro altissimo di realtà che è Lopez Garcia. Una gratitudine trasfigurata nei colori accesi e sfiniti, negli attimi consueti eternati senza infingimenti, senza costrutti, e nella verità, a volte cruda, a volte poetica, dai mille volti, dai mille edifici e dai paesaggi amati. Tutti.

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